Da tempo immemore ormai, tra gli addetti ai lavori, riecheggia un dibattito di ordine semantico che non poche volte ha portato a discussioni e a rapporti decennali di amicizia al termine: il font o la font?
Per rispondere a questa domanda ci muoveremo attraverso esempi diversi e pareri di professionisti affermati, in modo da trovare una soluzione soddisfacente per tutte le parti interessate nel dibattito.
Per capire l’origine dell’utilizzo della parola font è necessario dapprima capire cosa significa il termine stesso e come esso si pone all’interno del dizionario tipografico.
Con il termine font si intende un insieme di glifi di un dato peso e di un dato stile.
Un insieme di font compone un typeface.
Per intenderci, in un classico Bodoni, per font si intende Bodoni Bold, Regular o Italic.
La parola font quindi codifica uno stile specifico di un dato typeface (o carattere tipografico).


Il dibattito semantico intorno alla parola font però deve la sua origine nell’etimologia stessa attribuita al termine stesso, nello specifica se francese o inglese, che porrebbe il termine font nell’ottica di una classificazione di genere maschile o femminile.
A tale discussione, oltre che La Crusca, che però si è espressa con termini assai ambigui
(http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/genere-font) , si sono interessati molti professionisti del settore.
Tra questi Alessandro Corubolo, storico del libro e della stampa, titolare con Gino Castiglioni della private press Officina Chimerea a Verona , che a tal proposito dice:
– Secondo la mia personale esperienza, il termine “font”, già “fount”, è stato introdotto in Italia con i mac e i personal computer. Sappiamo tutti che deriva dal francese “fonte” (lega di metallo fuso / caratteri di una stessa fusione o specie), termine in uso da secoli, ma, nonostante i debiti che la nostra letteratura tipografica ha con la Francia, non ricordo di aver trovato la parola né in cataloghi, né in manuali di stampa italiani, né di averla mai sentita usare nella pratica corrente. Ho voluto fare qualche verifica, selezionando velocemente una decina di libri da Origine e progressi della stampa (Orlandi 1722) al Dizionario tecnico italiano francese tedesco spagnolo, (1974): in tutti non si parla mai di “fonte” o “font”, sempre di caratteri o tipi. Nel Dizionario dell’Arneudo (1917) ho trovato “fondita” con il significato di fusione e anche di quantitativo di carattere ordinato e fuso in una sola volta. Mentre per quel che riguarda il termine italiano “carattere”, il Pellitteri-Stefanelli (1947) riporta questa definizione: “Per ‘carattere’ in tipografia si intende tanto una collezione di tipi, come ogni singolo parallelepipedo recante nella parte superiore in rilievo e rovesciato un segno o una lettera”.
Dello stesso parere è James Clough, calligrafo, designer, docente e storico della tipografia.
– Con i miei studenti – dice – adopero “font” quando parlo di tipografia digitale, e “carattere” quando mi riferisco alle tecnologie anteriori (caratteri mobili, caratteri per la fotocomposizione, caratteri trasferibili…).
L’ortografia della parola francese “fonte” in inglese diventa “fount”, cioè si semplifica da una parte togliendo la “e”, ma si complica dall’altra con l’aggiunta di una “u” (allo stesso modo si comportano anche i vocaboli “mountain” e “fountain”, derivati dal francese “montaigne” e “fontaine”).
Gli americani invece hanno optato per “font” presumibilmente già dai tempi coloniali.
Certamente la parola font è arrivata in Italia con la tecnologia digitale americana insieme ad altri termini come desktop publishing ecc. Un’altra parola, che, come font, ha attraversato l’Atlantico nelle due direzioni, è “italic”. In tipografia, anche per chi parla italiano, è ormai molto comune usare questo termine alternandolo a corsivo, termine che sta a indicare lo stile tipografico. Ma gli stessi termini, se usati nell’ambito della scrittura a mano hanno un significato diverso: l’aggettivo “italic” (sottinteso “handwriting”) si riferisce a un particolare tipo di scrittura storica, la cancelleresca (o italica) tramandata dai maestri calligrafi del Rinascimento italiano; mentre con “corsivo” si indica genericamente una scrittura a mano in cui le lettere all’interno di parola sono unite da legature.
Se quindi è vero che la parola “font” ha origini francesi, è anche vero che, come esposto da Corubolo, tale termine non è stato mai utilizzato in italia dal francese, che veniva infatti tradotto con carattere tipografico, bensì dall’inglese, che come ci spiega Clough, non identifica in font la traduzione della parola francese “fonte”, ma bensì come un idioma a se stante.
Lampante è quindi che la diffusione del termine font al grande pubblico (e quindi anche il suo successivo utilizzo errato) sia dovuta all’utilizzo crescente di programmi di scrittura presenti sui PC, che hanno raccolto sotto la dicitura “font” una serie di typeface, generando si confusione nell’utilizzo del termine, ma generando l’utilizzo stesso del termine, che quindi come prestito di genere neutro dall’inglese, verrà classificato come maschile, da cui IL FONT.

Mattia Di Marcantonio
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